STORIE PASSATE

StorieLe storie che seguono sono di ragazzi e ragazze che abbiamo accompagnato nel nostro recente passato.

La prima è la storia di una ragazza nata in Italia da genitori immigrati. Seconda di quattro figli, si è diplomata con il massimo dei voti presso un istituto tecnico. Noi l’abbiamo aiutata con l’obiettivo che si concentrasse completamente nello studio della facoltà prescelta senza dover lavorare per mantenersi, certi come eravamo che presto sarebbe riuscita a ottenere la borsa di studio statale ed diventare autonoma. E’ possibile che questo progetto possa essere stato un po’ troppo intrusivo all’interno degli equilibri familiari e così alla fine del primo anno di università, peraltro conclusosi con risultati positivi, A. ha deciso di proseguire da sola in un percorso di lavoro e di studio.

Abbiamo avuto il caso di Tana, ragazzo del Mali di grande talento, mandato inizialmente dal governo del suo paese a studiare ingegneria informatica all’università di Sidi Bel Abbes in Algeria ma che, quando in questo paese l’ostilità verso gli stranieri è diventata troppo violenta, è dovuto fuggire in Italia. Qui si è iscritto al Politecnico di Milano, ricominciando quasi da capo il suo percorso di studi. L’amico Pap Khouma ce lo ha presentato chiedendo per lui un aiuto di sei mesi, per permettergli di concludere gli studi rapidamente e senza dover lavorare. E così è stato: si è laureato ed ora lavora ed è indipendente.

Abbiamo avuto il caso, unico, di una giovanissima albanese che si è presentata dichiarando che il suo sogno era diventare medico. Noi abbiamo creduto alle sue parole e alla bontà dei suoi propositi. Col senno di poi sappiamo che E. ha costruito uno straordinario castello di bugie col risultato di ingannare adulti esperti e operatori capaci. Di fatto però ha ingannato sé stessa perché da una parte deve essersi detta “provo a cambiare il mio destino” e al contempo dicendosi “non posso”, forse perché il suo progetto era troppo faticoso oppure perché non facevano parte della sua esperienza la fiducia, la speranza e l’amore di sé.

Un’altra storia è quella di Simbad, giovane del Kossovo che ha avuto casa e famiglia distrutte dalla guerra, arrivato in Italia a fine anni 90 con un permesso per asilo politico; lo perde quasi subito poiché, chiamato in Germania da una zia, non sa che non può accettare questa uscita dal nostro paese. Riesce a tornare in Italia ed avere un permesso per motivi umanitari con cui sopravvive passando da un dormitorio all’altro, sopravvivendo con piccoli lavoretti, ma creandosi però, grazie alla sua buona indole, una rete di relazioni. Un giorno arriva al SAI chiedendo un sostegno per pagare la tassa, per lui troppo onerosa, per accedere al corso ASA tenuto dalla Regione Lombardia. Presentato all’Associazione, ha ottenuto il finanziamento per il corso, ha studiato l’italiano, ha fatto un tirocinio dove si è fatto ben conoscere, ha conseguito il diploma e così è riuscito ad uscire dall’emarginazione. Oggi è dipendente di una cooperativa, attiva nel campo dell’assistenza sanitaria, con contratto a tempo indeterminato.

Abbiamo avuto la giovane africana che abbiamo aiutato a fare un master alla Bocconi poiché, malgrado le sue buone doti le avessero guadagnato la gratuità della tassa, non avrebbe avuto i mezzi per mantenersi a Milano.

Abbiamo avuto il caso di un giovane etiope molto brillante che per essere rimasto indietro con gli esami perde l’ospitalità presso il pensionato e, quel che è peggio, rischia di perdere il permesso di soggiorno per motivi di studio se non avesse pagato le tasse e gli arretrati. Avendo saputo che G. lavora e guadagna abbastanza ma teme che l’esborso richiesto possa rigettarlo nell’indigenza, gli proponiamo un prestito d’onore che lui accetta ma che ahinoi…. non ha onorato! Ponendo così fine sul nascere a un’ipotesi d’aiuto che evidentemente non è improvvisabile se si è armati soltanto di buone intenzioni.

Abbiamo avuto il caso di un uomo nigeriano non giovanissimo che si è presentato con un libretto universitario contenente tutti gli esami di Economia e Commercio superati, con una tesi già scritta, ma nell’impossibilità di discuterla e terminare così il suo percorso di studi universitari se non avesse pagato un migliaio di euro di tasse arretrate. L’associazione decide di sostenerlo con il pagamento del suo debito. Misteriosamente sparisce dopo che è stato effettuato per lui il pagamento senza consegnarci però la certificazione richiesta.

Abbiamo avuto il caso di Kelly: fuggito dal Congo a causa della guerra nel 2004, attraversa metà Africa e arriva finalmente a Lampedusa il 29 luglio 2006. Qui gli viene riconosciuto lo status di rifugiato. Sale al nord e arriva a Monza nel settembre 2006 dove trova alloggio in un dormitorio e segue un breve corso di saldatore. Successivamente, a dicembre, entra in contatto con "OLTRE IL PONTE" che lo assiste nel suo progetto di studio: Kelly si iscrive alla scuola serale per meccanico d'auto e viene aiutato a perfezionare il suo italiano. A giugno 2007 termina con ottimi voti il secondo anno della scuola professionale. I suoi obiettivi per il futuro: trovare un lavoro e contemporaneamente frequentare il terzo anno della scuola professionale per ottenere il diploma di meccanico.

Un caso particolare è quello di Hiro, profugo adulto del Togo, il cui caso ci è stato presentato dalla Casa della Carità e che abbiamo adottato come Progetto Speciale della Casa della Carità. Al suo paese studiava e si occupava di una Radio Libera, poi è dovuto fuggire perché inviso al regime locale. Riconosciuto meritevole di asilo politico non ha ricevuto però nessun aiuto istituzionale; pertanto abbiamo finanziato il suo studio, in un corso OSS che si è concluso positivamente, con il suo inserimento lavorativo.

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